Ti è arrivato un conguaglio da migliaia di euro: cosa fare nei primi giorni
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Mi è arrivato un conguaglio enorme. Devo pagarlo?
Non subito e non necessariamente tutto. Prima verifica a quali anni si riferiscono i consumi: se una parte è più vecchia di due anni, puoi contestarla per iscritto prima della scadenza.
Perché arrivano i maxi-conguagli
Nella maggior parte dei casi non c'è un errore di calcolo: c'è un ritardo. Il fornitore ha fatturato per mesi o anni su consumi stimati, perché la lettura reale del contatore non arrivava. Quando finalmente arriva, tutta la differenza accumulata finisce in un'unica bolletta.
Questo significa due cose. La prima è che l'importo non è necessariamente sbagliato nel merito: quell'energia potresti averla davvero consumata. La seconda è che il ritardo non è colpa tua, e la legge ne tiene conto.
La prima cosa da NON fare
Non pagare l'intero importo di corsa per paura del distacco. Pagare una somma significa riconoscerla come dovuta, e da quel momento contestarla diventa molto più difficile.
E non telefonare al servizio clienti pensando di aver fatto qualcosa. Una telefonata non lascia prova, non fa decorrere alcun termine e, se un domani servisse dimostrare che hai contestato in tempo, non esiste.
Attenzione al rovescio: non pagare ciò che è effettivamente dovuto espone a interessi, recupero crediti e sospensione della fornitura. L'obiettivo è pagare il giusto, non evitare di pagare.
Cosa guardare, in cinque minuti
Prendi la prima pagina della bolletta e cerca tre dati.
- La data di emissione della fattura, in alto vicino al numero.
- Il periodo dei consumi fatturati, scritto come «dal … al …» o «periodo di riferimento».
- L'importo totale richiesto.
La regola dei due anni
Per luce, gas e acqua i consumi fatturati con più di due anni di ritardo non sono più esigibili. Se il periodo dei consumi che hai davanti comincia tre o quattro anni fa, una parte consistente di quell'importo potrebbe non doverti essere chiesta.
Il regime vale per utenti domestici, professionisti e microimprese. Per le imprese più grandi resta la prescrizione ordinaria di cinque anni.
La prescrizione però non opera da sola: se non la sollevi tu, per iscritto, il fornitore ha diritto di incassare tutto.
Cosa fare, in ordine
Calcola quanta parte dell'importo ricade oltre i due anni. Poi invia un reclamo scritto con PEC o raccomandata A/R, prima della scadenza indicata in fattura, dicendo esplicitamente che intendi eccepire la prescrizione biennale e chiedendo una fattura ricalcolata.
Nel frattempo paga la parte che riconosci come dovuta: così non ti si contesta nulla su quella. E se l'importo resta comunque alto, nello stesso reclamo puoi chiedere la rateizzazione.
Conserva la ricevuta di invio. È la prova della data, ed è l'unica cosa che conta se la faccenda si allunga.
Se il fornitore dice di no
Il rifiuto non è la fine. A quel punto si apre il Servizio Conciliazione dell'ARERA: è gratuito, si attiva online con SPID o CIE, non ha limiti di valore e si chiude in genere in un paio di mesi.
Puoi farti assistere da un'associazione dei consumatori, ma anche procedere da solo.
Quanta parte della tua bolletta è oltre i due anni?
Inserisci due date e l'importo: il calcolo avviene nel tuo browser, senza registrazione.
Vai al calcolatoreDa leggere dopo
- Quando una bolletta è prescritta, e come si fa a dimostrarlo
- Il fornitore non risponde al reclamo: cosa succede adesso
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